Narrativa

(per visualizzare l'ingrandimento della copertina del libro cliccare sull'immagine presente alla fine del testo)

 

Presentazioni

 

 1. Prima nazionale a Rovereto, mercoledì 26 settembre, ore 18.00, alla Biblioteca Civica “G. Tartarotti”. Dialogo con l'autore e letture di Daniele Berardi;

 2. Domenica 7 ottobre, ore 18.00, al Centro Culturale "S. Gaetano" di Padova, nell'ambito della rassegna internazionale "La fiera delle parole". Dialogo con l'autore e letture di Federico Pinaffo;

 3. Lunedì 8 ottobre, ore 18,00, alla Libreria UBIK di Trieste; introduce Enzo Santese, letture di Lorenzo Acquaviva;

 4. Sabato 13 ottobre, ore 17.30, all'Hotel Villa Pannonia (****) del Lido di Venezia. Presentazione di Enzo Santese.

 5. Una presentazione in sede privata, con letture dell'autore e dialoghi con gli amici presenti, si è svolta la sera di sabato 3 novembre 2018, nel caminetto culturale di Ido e Laura Pevere, a San Polo di Piave

 6. Venerdì 30 novembre, ore 18,00, alla Libreria Feltrinelli di Treviso. Introduce Carlo Toniato. 

   Sono previste nel 2019 altre presentazioni ad Abano Terme, Verona, Vallarsa, Trento, Camposampiero e Torino.

 

 

Recensioni

 

“Con sguardo acuto e a tratti implacabile, ma sempre venato d’ironia frammista a pietas, l’autore coglie particolarità e sfumature delle condizioni esistenziali appartenenti a  personaggi di diverse tipologie, e ci presenta una galleria di figure mettendone a fuoco il vuoto che le abita, la fragilità e l’insicurezza che le accompagna, nei gesti, nei tic, nelle espressioni gergali dietro le quali si nascondono, alla ricerca di ruoli e riconoscimenti impossibili in un mondo oramai spaesato.... il linguaggio adottato è complesso e stratificato, prodotto da un impasto di evocazioni letterarie, espressioni dialettali, gerghi, anglicismi e neologismi che ricorda la complessità e il pluralismo linguistico presente nelle opere di Gadda, mentre le atmosfere sono legate alla quotidianità e ai piccoli gesti di ogni giorno”.

Lucia Guidorizzi, “Amicando semper”, settembre 2018

"Nel libro appena uscito - nota Santese - la puntualità d'analisi arricchita dall'ingrediente di un'ironia compiuta (dal tono dolce a quello impietoso) sbalza dallo spazio-tempo della quotidianità in terra veneta una serie di personaggi semplici e straordinari insieme. L'abilità dello scrittore li fa fluttuare dalla loro capacità di trasmettere nel lettore i sensi di una mentalità corrente fino alla loro peculiarità di protagonisti inconsapevoli di una "pièce" recitata a soggetto nell'apparente ordinarietà di ogni giorno".

"Il Piccolo", 8 ottobre 2018

"Grandesso ci fa trovare ritmo e poesia: pagine attraversate da una sottile ironia dove l'autore sa cogliere, fino in fondo, il tratto delle persone (ecco ancora l'importanza dei dettagli) nel loro gioco con l'esistenza. Personaggi che in certi momenti sembrano voler fuggire dal loro mondo ed in altri sembrano farsi rapire da un quotidiano che non abbandonerebbero mai. Le espressioni dialettali, che ritroviamo qui e là in questi racconti, oltre ad offrire uno spaccato realistico, finiscono per avvicinare alle cose di ogni giorno".

Walter Taufer, "Vita Trentina", 14 ottobre 2018

"Si leggono d'un fiato, ma subito dopo si rileggono questi dodici racconti... partendo dal Veneto, immaginando magari la piazza di Treviso raccontata dal film "Signore e signori" di Pietro Germi, la narrazione si trasforma in una serie di arguti, spesso velenosi, a volte commossi ritratti che vanno ben oltre i confini del Veneto e diventano ispezione antropologica di un'Italia che non conosciamo ancora veramente".

Mario Cossali, "Corriere del Trentino", 17 ottobre 2018

"Enrico Grandesso, pur esprimendo un timbro narrativo personale, non si discosta dalla tradizione dei narratori veneti del Novecento,  con casereccia arguzia e colta goliardia".

"L'Arena", "Il Giornale di Vicenza" e "Brescia Oggi", 28.10.18

"Oltre alla funzione referenziale, con indicazioni precise del contesto, e a quella metalinguistica, con un passaggio meticcio costante dall'italiano al volgare veneto adoperando il principio della regressione verghiana, cercando l'eclisse del narratore e adattandosi a forme di pensiero e costrutti logici dei personaggi realisticamente rappresentati, l'autore sviluppa, fra le pieghe dei racconti, un'attenta funzione emotiva del linguaggio, mettendo a nudo sentimenti, ansie, desideri, frustrazioni con i suoi personaggi: il bisogno di essere amati e la difficoltà inerente è forse il tema più presente fra i protagonisti narrativi della raccolta... Un Veneto dunque che fatica a rimanere se stesso, ma che, con le sue energie migliori (quasi ultimi mohicani), non vuole cessare di esserlo".

Massimo Parolini, recensione e intervista con l'autore, "L'Adigetto.it", 12.11.18

"In un tale ventaglio di occasioni è facile all'autore mutare registro espressivo: da buffo e stravagante ad allucinato e immaginifico, da ironico o mordace a irrisorio, riuscendo a toccare la contestazione politica da un lato e l'insight psicologico (o sguardo interiore) dall'altro... Alla fine, più che racconti come comunemente s'intende, questi brani sono assaggi di costume, osservazioni quasi saggistiche in salsa creativa, pulsazioni reali di una società in veloce trasformazione".

 Claudio Toscani, "Avvenire", 15.11.18  

"Sullo sfondo, un Veneto specchio dell'Italia, la "California" di un Paese che, a partire dal 2008, anno della crisi, ha riportato profonde trasformazioni e cicatrici... (l'autore) tratteggia atmosfere conviviali, ma anche opprimenti, autentiche e posticce. Dosando ironia e naturalezza, affronta temi delicati come il bisogno di essere amati, l'ossessione del guadagno (il cosiddetto "far schei"), il pericolo dei luoghi comuni. Racconta di sacrifici, senso di vuoto e voglia di ricominciare".

Luisa Santinello, "Messaggero di Sant'Antonio", dicembre 2018

"Colpisce a una prima lettura lo stile di Grandesso, che riesce a dimostrare la realtà di ogni giorno nei suoi risvolti e nei suoi rapporti, per cui le persone assumono notevole rilevanza, ma nello stesso tempo le vicende seguono una coerenza che va ricercata anche nel modo di porsi, fra umorismo e ironia, fra malinconia e memoria, peraltro soltanto una parte dei sentimenti in una vasta gamma di espressioni... libri come il presente sono più che utili, anzi necessari: è attraverso una scioltezza linguistica che tiene conto della società odierna, connotata in particolare dal linguaggio, che si possono se non altro indicare le storture del potere e i suoi addentellati, spesso peggiori del potere stesso".

Luciano Nanni, "Literary.it", dicembre 2018

 

 Commenti 

(pubblicati con il consenso delle autrici / degli autori)

 

"In anni in cui vengono osannati come capolavori dei velleitari esercizi di scrittura di tizi e caie, sodali di questo o quel circolo letterario "volemose bene... 'Na mano lava l'altra", in tempi in cui sfilano alteri sui palchi del festival letterario di turno i vari "fintopulp", "fintoscrittorimaledetti", "fenomeni ad uso e consumo delle sciampiste", "neoromanzieristoricisenzaesserlo", "scrittrici da aperitivo al Pedrocchi", "pietistici narratori della disabilità ad uso e consumo del portafogli di chi scrive"... In giorni simili... Beh... Racconti come quelli di Enrico Grandesso, che ci riportano nel pieno della grande tradizione narrativa veneta, dei Comisso, dei Parise, dei Meneghello, attualizzandola senza banalizzarla... Che dire, tanto di cappello e teniamoceli stretti. E diamogli risalto, contro la cultura dominante, che è NON CULTURA".

Carlo Toniato, commento postato su facebook il 7 ottobre 2018

"Davvero un bel libro Enrico. Ciò che più mi sorprende è il repentino cambio di registri, talvolta nello stesso testo. Alcune parti sono molto poetiche quando racconti dell'amore o dell'abbandono nel senzatempo, sconfinando in una narrazione surreale, altre parti di denuncia, sempre ironiche, che ancora rivelano grandi contraddizioni: le fregature dei poveri cristi, il cinismo dei ricchi... Il tutto narrato con dovizia di particolari in un intenso fluire da un racconto all'altro, da un registro all'altro in un gioco di specchi rivelatore dell'animo umano". 

Fabia Ghenzovich, messaggio all'autore su facebook dell'1.11.18

"I dettagli sono importanti è un piccolo insieme di racconti che non delude, anzi, si dà al lettore esigente e crea mondi e suggestioni che rimangono a lungo nella mente... Già dalle prime pagine il lettore inizia a vivere l'insofferenza dei protagonisti per ogni intoppo sulla propria strada, lo sprezzo per la sensibilità e la diversità, la considerazione della propria rilevanza personale e sociale sulla base del denaro, la pacchiana prepotenza, il qualunquismo, il divertimento gradasso, l'insofferenza per le regole e la loro trasgressione a prescindere, la trivialità del linguaggio e dei modi. A un certo punto, però, in questo sistema claustrofobico (che pure spazia nella benestante pianura dell'Italia del Nord-Est), quando il lettore sente il bisogno di interrompere la lettura perché la cappa si è fatta troppo pesante, qualcosa si delinea, inaspettatamente, con una dimensione propria, nitida e diversa. Una variante narrativa astuta, certamente, quella di introdurre ad esempio un dichiarato "Intermezzo" come Mi e el can. Una solitaria passeggiata riflessiva e nostalgica del protagonista lungo una campagna devastata dai capannoni industriali. E, riprendendo la lettura dei racconti successivi, si realizza che i racconti vogliono essere sì lo specchio di una realtà ormai di massa, tristemente brutale, ma che rimane pur sempre qualche barlume di speranza. Forse è la cultura, la sensibilità, un decoroso senso civico, un'idea vaga di rispetto verso di sé e verso gli altri. Una perla nel fango".

Claudia Resinelli, email all'autore del 10.11.18

"Vi è in tutta la prosa di Grandesso la ricerca dell'inatteso... Il suo è un linguaggio che affonda (volutamente) nel quotidiano, senza eccessi di sperimentalismi, non per mancanza di strumenti,  ma scelta editoriale ( e - aggiungerei - " etica") un'etica che affonda le sue radici in una superficie piana da dove Grandesso scava senza strumenti pesanti, bensì con la levità dell'occhio attento e generoso. Una generosità che lo porta a guardare quasi sempre l'altro e molto di rado il sé. E a trovare senza fatica quei dettagli che ai più sfuggono, ma che si rivelano essere non solo importanti, bensì "indispensabili".

Marta Celio, email all'autore del 14 novembre 2018

 

(click sull'immagine per ingrandirla)

Copyright© Enrico Grandesso. Tutti i diritti riservati.

 

Enricograndesso.it utilizza cookie, anche di terze parti, per migliorare la tua esperienza e offrire servizi in linea con le tue preferenze. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento acconsenti all'uso dei cookie. Se vuoi saperne di piu' o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie CLICCA QUI